sabato 25 febbraio 2017

I TRENT'ANNI DI UN PRETE IN MAREMMA

I TRENT'ANNI DI UN PRETE IN MAREMMA
di Tìndara Rasi
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Il 29 giugno di quest'anno per don Josè R. De la Torre sarà una data da festeggiare: 30 anni di servizio nella diocesi di Grosseto, tra Cottolengo, Istia, Buriano, di nuovo Cottolengo dal 1999 al 2003 e infine Rispescia, dove tutt'ora svolge la sua attività ministeriale presso la chiesa di Santa Maria Goretti. Trenta anni di servizio come sacerdote nella terra di Maremma, e altrettanti come insegnante di scuola di teologia tra Grosseto, Pisa e Piombino. La sua vocazione ha radici nella sua stessa famiglia: la madre Maria, che adesso ha 89 anni, era ed è, pia e devota. Lui stesso precisa: "Non bigotta, ma devota; e c'è una bella differenza. È sempre stata, inoltre, severa, precisa, chiara nelle cose: comportamenti essenziali, per poter governare una famiglia di dieci figli. Anche se ci sono parenti presenti, lei interrompe le chiacchiere per iniziare il rosario, quando è l'ora. Scandisce con il giusto rigore ogni cosa da fare".
Il padre era un militare. Josè, nato nel '45, lo seguì con tutta la famiglia nei suoi numerosi spostamenti. Tutti i ragazzi, in famiglia, ricevettero però una educazione religiosa formante, studiando nei seminari vari al suo seguito. Josè iniziò persino a "prestare il servizio", cioè a fare il chierichetto in una parrocchia della zona di Guadalajara.
Nel '56-'57 la famiglia si trasferì a Città del Messico. Il suo interesse religioso crebbe. Il prete che lo guidava, andò da suo padre a intercedere per fargli intraprendere gli studi religiosi. Il padre acconsentì, dicendogli soltanto: "Diventare prete è una cosa seria, o lo fai bene o è meglio che tu lasci perdere. Però, comunque vadano le cose, ricordati che questa è sempre casa tua."
La Congregazione dei Chierici Regolari Somaschi (C.R.S.), fondata in Italia da San Girolamo Emiliani nello stesso anno dei Gesuiti, nel 1534, era approdata a El Salvador solo nel 1921, diffondendosi poi in tutta l'America Latina: i maggiori formatori restavano dunque gli italiani, piemontesi e lombardi in primis. Con loro, don Josè, entrato in seminario ad appena dodici anni, conseguì la licenza media (al seminario minore) e poi i tre anni delle superiori (al seminario maggiore, dove si studiava filosofia e teologia). Proseguì il noviziato nella repubblica di El Salvador dal 1964 al 1969, per poi affrontare gli studi filosofici assieme ai gesuiti e completare la teologia con i padri salesiani di Guatemala. Dopo essere stato consacrato parroco in Messico il 17 novembre 1973, si spostò tra El Salvador e Honduras come vice parroco; andò missionario in Nicaragua, in Costa Rica e nel Panama, e mezzo anno persino in Colombia, presso l'ICLA, cioè l'Istituto Catechistico Latino Americano. Quando, nel 1980 ritornò in Messico come viceparroco e professore del Seminario minore dei Padri Somaschi, i suoi superiori, ritenendolo idoneo, pur di permettergli di completare gli studi lo inviarono in Italia, a Roma, dove ottenne la Laurea in Liturgia e il dottorato in Liturgia dogmatica, entrando in contatto con personalità eminenti come Tommaso Federici e Angelo Scola.
Durante il periodo di studi fu invitato a prestare servizio presso la diocesi di Grosseto. Era il 1987. "Dovevo restarci tre anni... ma sono diventati trenta!", dichiara con gioia.
Tra la ristrutturazione di una chiesa e l'altra (al Cottolengo il campanile, la casa canonica, l'asilo delle suore; a Istia la chiesa e le opere d'arte; a Cerri Alti l'intera chiesina, corredata dai quadri del pittore Claro Paolini; a Rispescia la chiesa, le stanze dell'oratorio, il campetto...), monsignor Ottolini lo ha investito del ruolo di vicedirettore della Scuola di Teologia di Grosseto, ed è diventato canonico della cattedrale dal 1997. Nessun vanto, in tutto ciò, solo la consapevolezza di aver servito, da "servo inutile" con decoro e attenzione, la chiesa di Grosseto. Il motto del padre, che di nome si chiamava Josè come lui, "o fai le cose per bene, o non le fare per niente", lo ha fatto suo. San Girolamo Emiliani, con i suoi Padri Somaschi, aveva puntato i riflettori sulla paternità di Dio-Padre. Da conoscitore della spiritualità della "compagnia dei servi dei poveri" e nel rispetto del monito di suo padre fisico, per don Josè l'impegno in ogni parrocchia è sempre stato pertanto quello di ridare alla gente del posto e al luogo sacro di sua "gestione", ciò che ha ricevuto, come un buon padre, anche in termini economici. Ci tiene poi a creare un buon clima, affinchè ci sia, in ogni posto che guida, "un po' di vera comunità". Anche nelle sue lezioni scolastiche teologiche, oltre al contenuto, ha sempre cercato di curare la persona, di porre attenzione alle vicende umane di ognuno, mostrando grande rispetto per tutti e cercando di valorizzare i talenti di chi ha incontrato. Non a caso, trenta e più laureandi della scuola di teologia, si sono affidati a lui per valorizzare la loro tesi e laurearsi. "Ogni esperienza fa crescere in umanità, d'altronde. Ed è per questo che è importante che ci sia una sincerità di cuore nel fare bene ciò che si deve fare. Bisogna essere professionisti per il Signore, ed esserlo con umanità e con discrezione anche nell'operare il bene. «Il mio carico è leggero» (Mt 11,30) diceva il motto dei Padri Somaschi, ed è ancora più leggero se condividiamo e ri-doniamo, come ministri di Dio, senza pretese di potere e di autoreferenzialità."
Poi, nel raccontare del suo primo libro, "La santità nella Maremma grossetana. Santi, Beati, Venerabili, Eremiti" (ed. Effigi), nato dalle fotocopie e dagli appunti dei suoi corsi universitari sulla "Santità diocesana" del 2011 e riscritto a quattro mani in una veste editoriale perfezionata negli anni di stesura scritturale, dice che al di là di come andranno le cose, questa resterà per lui un'esperienza valida: "Ho imparato che significa avere un'idea e lavorare per metterla a frutto, ho imparato che significa concepire di sana pianta un libro, avere a che fare con l'editoria, con il giornalismo, con il mondo della stampa. Vorrei scrivere un testo sulla Madonna di Guadalupe, la "morenita guadalupana", ma non so... Ho mille impegni, come cappellano della Polizia di Stato, come insegnante, col catechismo, nel coro da accompagnare con la mia chitarra, nell'aiuto agli studenti con i compiti di spagnolo, nei mille risvolti della mia professione sacerdotale. La gente poi mi cerca, c'è bisogno di sacramenti, di umanità, di cura. Mi piacerebbe stare più tranquillo, per pregare, per scrivere io, di mio pugno... Ci vorrebbe una vita diversa, insomma. Ma bisogna avere pazienza, ogni cosa arriva al suo momento. Intanto esce questo libro: un modo per ringraziare la terra di Maremma, che con i suoi butteri e i suoi buoi, con il suo verde e i suoi alberi, mi ha sempre fatto restare in contatto con il mio Messico; sono molto simili, questi due territori, dal punto di vista paesaggistico. Ho voluto (ma anche ho potuto), rendere omaggio alla Maremma e dirle "grazie", con la collaborazione da parte di chi professionalmente scrive da sempre e che mi ha aiutato a conseguire questo sogno, nel servizio gratuito e nel silenzio. ...Certo, che due forestieri che parlano della Maremma, una siciliana trapiantata in Toscana e un messicano dell'America latina, devono proprio amare tanto questo posto, per realizzare l'impresa di un'opera simile!"

Tìndara Rasi

Copyright © - opera non riproducibile senza autorizzazione dell'autrice in oggetto Tindara Rasi


Articolo rivisto, autorizzato e approvato in ogni sua parte da don Josè R. de la Torre
Non si autorizza la pubblicazione di esso nè può essere revisionato o rimaneggiato per uso terzi o per ulteriori pubblicazioni che derivino da questa idea e da questi scritti. La proprietà ideativa di ogni sua parte e dell'idea di esso così strutturato e scritto, appartiene alla sottoscritta e può essere concessa, a insindacabile mio giudizio, solo dietro autorizzazione scritta.


SINOSSI DEL LIBRO
"Santi, Beati, Venerabili ed Eremiti della terra di Maremma. Chi sono? Che tributo di amore viene riversato loro nella devozione locale? Quanto conosciamo delle loro fisionomie e dei loro affanni di vita? Che esempio di santificazione e di umiltà possono fornire ad ognuno di noi?
In questa guida, alunni di teologia, catechisti, insegnanti di religione, ministri parrocchiali che si occupano di formazione e lectio divine, possono trovare utili indicazioni per conoscerli un po' di più e per rivolgersi opportunamente ad ognuno di loro con le proposte di letture, preghiere e canti inseriti dopo le agiografie, e con i giochi e le schede grafiche ideate per l'oratorio dei più giovani."




SCHEDA LIBRO
Il libro "La santità nella Maremma Grossetana. Santi, Beati, Venerabili, Eremiti" (ed. Effigi) di don Josè R. De la Torre e Tindara Rasi, edito dalla Effigi, è rivolto a tutti gli insegnanti IRC, ai catechisti, ai parroci, ai ministri parrocchiali, ma anche a chiunque voglia conoscere la nostra terra dal punto di vista agiografico dei Santi, Beati, Venerabili, Eremiti di tutta la provincia di Grosseto e della religiosità specifica del nostro territorio. Ovviamente sono stati scelti solo alcuni di loro, senza pretesa di esaustività, quanto basta per innescare nel lettore una sana curiosità sull'argomento evidentemente ben più esteso e sorprendente. Tra le diocesi coinvolte dal progetto editoriale, oltre a quella di Grosseto, anche Volterra, Massa Marittima-Piombino, Pitigliano-Sovana-Orbetello e l'arcidiocesi di Siena-Colle Val D'Elsa-Montalcino.
I disegni dei Santi, Beati, Venerabili, delle persone in odore di santità e dei semplici eremiti trattati nel testo, sono fotocopiabili e ingrandibili, a beneficio delle insegnanti di religione, dei catechisti e di chi si occupa di tradizioni locali da veicolare tra i ragazzi. Le attività ludiche e i quiz, le letture per le lectio divine e i suggerimenti per animare una liturgia, lo rendono adatto e fruibile dagli esperti del settore parrocchiale giovanile e liturgico. Ma il testo offre spunti generali per tutti, anche al di fuori del territorio di Grosseto e della conoscenza agiografica o dell'uso ecclesiale, perchè permette di ricavarne stimoli riferibili al vissuto spirituale e al cammino di santificazione personale che ognuno di noi è chiamato a compiere, sull'esempio di persone vicine a noi, santificate nei nostri luoghi, con azioni quotidiane e semplici attuate nel nostro ambiente sociale e, chissà, persino riconducibili al tessuto genealogico che appartiene ai maremmani di oggi, un lontano cugino, una parente...
Il volume sarà presentato per la prima volta in veste ufficiale il 10 marzo 2017 alle ore 16.30, presso la sala Friuli della chiesa San Francesco di Grosseto, a cura di Mario Papalini.


TINDARA RASI
Copyright ©

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