DAD, LA DIADE CHE FA LA DIFFERENZA TRA SCUOLA E TUTTO IL RESTO
di
Tìndara Rasi
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Senza
la scuola siamo uno stato sociale a metà. La scuola è il futuro
generazionale, senza il quale regnano sovrane ignoranza e
totalitarismo. La scuola è la base di tutto il motore trainante
dell'evoluzione umana. Tra diritto all'istruzione e presa di
coscienza popolare, si sta intuendo quanto, anche in questa
occasione, la scuola non può, nè deve, essere fermata. Siamo in un
campo di guerra e la scuola è la parte "pensante" delle
battaglie di future generazioni così come di quella di adesso.
In
questa situazione surreale di sbandamento e di novità, per cui
ognuno va e fa come meglio può per ottemperare a questo compito,
senza direttive unitarie, alcuni dati restano imprescindibili. DAD
(Didattica A Distanza) mi ricorda di-ei (a)-di, "diadi",
cioè coppie: un insegnante, un alunno. In ambito
comunicativo-psicologico, la diade è una "tecnica di
comunicazione" vera e propria, che prevede un comunicatore e un
ricevente, finalizzata alla presa di coscienza, all'acquisizione di
consapevolezza dell'altro che ascolta. Cosa differenzia un qualsiasi
canale comunicativo come può essere wathsApp o un social network, da
un registro elettronico, da una classrooom, da tutte
quelle piattaforme scolastiche in uso nelle scuole? La differenza la
fanno i due attori comunicante-ricevente. Perché un insegnante, che
non può essere sostituito da chiunque in casa, ma che deve "guidare"
e nello stesso tempo "ricevere" l'appoggio, l'aiuto dei
genitori, può FARE LA DIFFERENZA. Può, cioè, non veicolare meri
contenuti che chiunque può trovare in rete e che non creano
minimamente un distinguo differenziale e valoriale. Se un catechista
fa intrattenimento, può andare in una balera estiva a farlo; ma se
vuole fare il catechista, veicola contenuti che siano propri della
fede cristiana, trasferibili certo al vissuto quotidiano, ma
altamente specifici di un ambito. Altrimenti non è importante
mandare i figli al catechismo, si possono mandare in qualsiasi altro
gruppo sociale e non vi sarebbe differenza. Chi va al catechismo,
cerca lo SPECIFICO, non il generico.
Trasferendo
questo pensiero alla scuola, in una DAD è opportuno che i bambini
trovino lo SPECIFICO della scuola, non di una chat di gruppo piena di
commenti malevoli o positivi che siano, e nemmeno imitazioni di un
comune canale comunicativo alla stregua di un social network di
ultima tendenza. Il primo passo è certamente quello di formare
trasversalmente sia alunni che genitori sull'uso consapevole della
piattaforma che si intende usare, specificandone contenuti,
procedure, rischi e adozione di misure tutelari: questa piattaforma
ha contenuti didattici riferibili alle direttive ministeriali
dell'ordine e grado di scuola al quale si appartiene, non è un
gioco, non è un passatempo, bisogna usare la piattaforma affiancati
dalla presenza dei genitori, bisogna applicare i più elementari
accorgimenti per criptare nomi, volti, ecc. In un'aula virtuale,
inoltre, ci deve essere attenzione al processo qualitativo dei dati
inviati e restituiti, così come alla forma del prodotto, che non
deve essere una pallida imitazione di oratorio, di videochiamate di
gruppo tra amici, di gruppo sport, legittime espressioni ognuna nel
loro campo, ma non certo rispecchianti la grande e variegata e
meravigliosa specificità della scuola in sè. Anche in remoto, la
scuola è scuola; il resto è resto. Nessun genitore, nè alunni
(soprattutto i più grandicelli), ipercritici e capaci di
discernimento, accetterebbe la proposta di un insegnante che veicola
un contenuto tanto per riempire uno spazio informatico-temporale o di
un canale social per pubblicare quello che ha fatto in casa.
Vicinanza e presenza non sono la stessa cosa. La scuola è presente
con la sua caratterizzazione specifica e peculiare, mantenendo
vicinanza umana ma non al posto di amici, di psicologi, di sanitari
per il benessere personale; se lo fa, lo deve fare con dignità
scolastica e di insegnamento, invece. Sono e resto la tua insegnante.
Nelle tue giornate, sono presente e vicina, ma dandoti il contenuto
scolastico che NON TROVI ALTROVE; non dandoti un contenuto che trovi
in qualsiasi altro gruppo gregale e che possibilmente, veicolato
dagli amici ti diverte, veicolato da me insegnante ti irrita perché
è solo un'ora persa a visionare il mio materiale "imposto",
senza nemmeno possibilità di scelta "social". Una
piattaforma scolastica deve diventare una rete "di senso",
una possibilità ESCLUSIVA della scuola e degli alunni che possa
connettere al vero "sapere sapiente", qualcosa che FUORI da
lì difficilmente si trova. Così noi insegnanti manteniamo la
dignità della scuola (che ha DIGNITÀ e specifica personale). Deve
diventare un dispiacere che la scuola non ci sia, si deve sentire
come perdita della più grande chance di inclusione, questo stop.
Perché la scuola mi da' questo e questo... tutto il resto lo trovo
girando su internet, ma quello che mi offre la scuola, anche quella
in remoto, lo trovo lì e non anche, facilmente, da tutte le altre
parti... solo lì... E dunque MI SERVE stare collegato in
videoconferenza o essere inserito in quella classroom: se
perdo quel contenuto, perdo TANTO. La scuola mi fornisce contenuti
etici, di valore, rispettosi delle norme di comportamento online, mi
fa diventare un buon cittadino digitale e sociale, mi fa conoscere i
rischi, le misure di sicurezza e protezione da adottare, mi fa capire
come ridurre l'impatto energetico di collegamenti ad oltranza senza
utilità alcuna se non come passatempo solitario, mi fa mantenere una
rete di comunicazioni educata e professionale come netiquette
di valore performante, mi fornisce contenuti che servono alla mia
crescita educativa, intellettiva, personale. Un'opportunità unica
per diventare l'uomo o la donna di domani che sogno di essere, che
partecipa al mondo e alla sua costruzione positiva, che rende ragione
della mia vita. E questa opportunità unica, io "alunno"
nella diade DAD discente-docente, e io "insegnante" nella
diade DAD docente-discente, non me la voglio perdere, perché VALE
LA PENA NON PERDERLA.
Solo se
ci poniamo tutti questo obiettivo, la DAD,
messa in campo come strategia adattiva in questi tempi così provati
e forzati dagli eventi, sarà certamente un "esperimento
formativo"
universalmente e pienamente
riuscito.
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