lunedì 23 marzo 2020


DAD, LA DIADE CHE FA LA DIFFERENZA TRA SCUOLA E TUTTO IL RESTO
 di Tìndara Rasi Copyright ©

Senza la scuola siamo uno stato sociale a metà. La scuola è il futuro generazionale, senza il quale regnano sovrane ignoranza e totalitarismo. La scuola è la base di tutto il motore trainante dell'evoluzione umana. Tra diritto all'istruzione e presa di coscienza popolare, si sta intuendo quanto, anche in questa occasione, la scuola non può, nè deve, essere fermata. Siamo in un campo di guerra e la scuola è la parte "pensante" delle battaglie di future generazioni così come di quella di adesso.
In questa situazione surreale di sbandamento e di novità, per cui ognuno va e fa come meglio può per ottemperare a questo compito, senza direttive unitarie, alcuni dati restano imprescindibili. DAD (Didattica A Distanza) mi ricorda di-ei (a)-di, "diadi", cioè coppie: un insegnante, un alunno. In ambito comunicativo-psicologico, la diade è una "tecnica di comunicazione" vera e propria, che prevede un comunicatore e un ricevente, finalizzata alla presa di coscienza, all'acquisizione di consapevolezza dell'altro che ascolta. Cosa differenzia un qualsiasi canale comunicativo come può essere wathsApp o un social network, da un registro elettronico, da una classrooom, da tutte quelle piattaforme scolastiche in uso nelle scuole? La differenza la fanno i due attori comunicante-ricevente. Perché un insegnante, che non può essere sostituito da chiunque in casa, ma che deve "guidare" e nello stesso tempo "ricevere" l'appoggio, l'aiuto dei genitori, può FARE LA DIFFERENZA. Può, cioè, non veicolare meri contenuti che chiunque può trovare in rete e che non creano minimamente un distinguo differenziale e valoriale. Se un catechista fa intrattenimento, può andare in una balera estiva a farlo; ma se vuole fare il catechista, veicola contenuti che siano propri della fede cristiana, trasferibili certo al vissuto quotidiano, ma altamente specifici di un ambito. Altrimenti non è importante mandare i figli al catechismo, si possono mandare in qualsiasi altro gruppo sociale e non vi sarebbe differenza. Chi va al catechismo, cerca lo SPECIFICO, non il generico.
Trasferendo questo pensiero alla scuola, in una DAD è opportuno che i bambini trovino lo SPECIFICO della scuola, non di una chat di gruppo piena di commenti malevoli o positivi che siano, e nemmeno imitazioni di un comune canale comunicativo alla stregua di un social network di ultima tendenza. Il primo passo è certamente quello di formare trasversalmente sia alunni che genitori sull'uso consapevole della piattaforma che si intende usare, specificandone contenuti, procedure, rischi e adozione di misure tutelari: questa piattaforma ha contenuti didattici riferibili alle direttive ministeriali dell'ordine e grado di scuola al quale si appartiene, non è un gioco, non è un passatempo, bisogna usare la piattaforma affiancati dalla presenza dei genitori, bisogna applicare i più elementari accorgimenti per criptare nomi, volti, ecc. In un'aula virtuale, inoltre, ci deve essere attenzione al processo qualitativo dei dati inviati e restituiti, così come alla forma del prodotto, che non deve essere una pallida imitazione di oratorio, di videochiamate di gruppo tra amici, di gruppo sport, legittime espressioni ognuna nel loro campo, ma non certo rispecchianti la grande e variegata e meravigliosa specificità della scuola in sè. Anche in remoto, la scuola è scuola; il resto è resto. Nessun genitore, nè alunni (soprattutto i più grandicelli), ipercritici e capaci di discernimento, accetterebbe la proposta di un insegnante che veicola un contenuto tanto per riempire uno spazio informatico-temporale o di un canale social per pubblicare quello che ha fatto in casa. Vicinanza e presenza non sono la stessa cosa. La scuola è presente con la sua caratterizzazione specifica e peculiare, mantenendo vicinanza umana ma non al posto di amici, di psicologi, di sanitari per il benessere personale; se lo fa, lo deve fare con dignità scolastica e di insegnamento, invece. Sono e resto la tua insegnante. Nelle tue giornate, sono presente e vicina, ma dandoti il contenuto scolastico che NON TROVI ALTROVE; non dandoti un contenuto che trovi in qualsiasi altro gruppo gregale e che possibilmente, veicolato dagli amici ti diverte, veicolato da me insegnante ti irrita perché è solo un'ora persa a visionare il mio materiale "imposto", senza nemmeno possibilità di scelta "social". Una piattaforma scolastica deve diventare una rete "di senso", una possibilità ESCLUSIVA della scuola e degli alunni che possa connettere al vero "sapere sapiente", qualcosa che FUORI da lì difficilmente si trova. Così noi insegnanti manteniamo la dignità della scuola (che ha DIGNITÀ e specifica personale). Deve diventare un dispiacere che la scuola non ci sia, si deve sentire come perdita della più grande chance di inclusione, questo stop. Perché la scuola mi da' questo e questo... tutto il resto lo trovo girando su internet, ma quello che mi offre la scuola, anche quella in remoto, lo trovo lì e non anche, facilmente, da tutte le altre parti... solo lì... E dunque MI SERVE stare collegato in videoconferenza o essere inserito in quella classroom: se perdo quel contenuto, perdo TANTO. La scuola mi fornisce contenuti etici, di valore, rispettosi delle norme di comportamento online, mi fa diventare un buon cittadino digitale e sociale, mi fa conoscere i rischi, le misure di sicurezza e protezione da adottare, mi fa capire come ridurre l'impatto energetico di collegamenti ad oltranza senza utilità alcuna se non come passatempo solitario, mi fa mantenere una rete di comunicazioni educata e professionale come netiquette di valore performante, mi fornisce contenuti che servono alla mia crescita educativa, intellettiva, personale. Un'opportunità unica per diventare l'uomo o la donna di domani che sogno di essere, che partecipa al mondo e alla sua costruzione positiva, che rende ragione della mia vita. E questa opportunità unica, io "alunno" nella diade DAD discente-docente, e io "insegnante" nella diade DAD docente-discente, non me la voglio perdere, perché VALE LA PENA NON PERDERLA.
Solo se ci poniamo tutti questo obiettivo, la DAD, messa in campo come strategia adattiva in questi tempi così provati e forzati dagli eventi, sarà certamente un "esperimento formativo" universalmente e pienamente riuscito.

Copyright © Tìndara Rasi


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