IL RUOLO DEI DISPOSITIVI
ELETTRONICI
Tìndara Rasi
Due
sono le visioni riguardo gli ambienti multimediali: o il tentativo di
considerarli strumenti ormai indispensabili nella vita quotidiana,
valorizzandone ogni aspetto, oppure un approccio più critico, che si
appella al non conformismo, alla non stereotipia derivante invece da
certi bombardamenti mediatici massificanti, ma soprattutto, additante
il rischio di emarginalizzazione volontaria dei tanti hikikomori
dei giorni nostri.
Giornate
intere di televisore, uso smodato di tablet,
cellulati sfruttati non tanto per parlare (usando il potente strumento
della voce umana), quanto per smessaggiare (usando le dita, per
scrivere, e con abbreviazioni ed emoji
che non sono
propriamente esempi di alta letteratura), playstation,
impianti telematici e tutto ciò che utilizza una Rete per mettere in
comunicazione con il mondo esterno senza “presenza” fisica reale,
non sono tuttavia
passabili di giudizio
per indicare un maggiore “progesso” in chi possiede e usa questi
mezzi sempre più sofisticati, e chi ne fa meno. Il margine è invece
da ricercare nella “qualità” dell’approccio
o dell’uso che se ne fa. Nell’ontogenesi
di vita di un/a bambino/a, tutto
infatti può divenire “learning
machine”,
macchina per apprendere, come disse Seymour Papert.
Tuttavia,
spesso si assiste ad un meccanismo dualistico rilevabile nelle figure
adulte che circondano il vissuto dei bambini più piccoli: da una
parte, genitori che
permettono l’uso di tablet,
cellulari, televisione, video, ecc.,
anche senza limiti temporali e senza supervisione adulta, come
“baby-sitter” calmante dei figli; e dall’altra parte,
all’estremo, chi non permette di accedere oppressivamente ad un
televisore per tutta la fascia d’età infantile, puntando su altre
proposte cognitivo- esperienziali.
In
realtà, una buona educazione alla multimedialità sia a livello di
vita familiare che a scuola, non è mai mancante di obiettivi
formativi.
Riguardo
il computer e i tablet,
per i più grandicelli, per esempio, esiste una “netiquette”, un
galateo di comportamenti che è bene saper adottare e applicare, e
anche questo, se opportunamente presentato e contestualizzato,
diventa momento apprenditivo replicabile di fronte a qualsiasi altri
impianto infotelematico. Proporre attività per una corretta
“ecologia della comunicazione” con una chat
o un cellulare per interagire con efficacia, può diventare un
contest
formativo importante, calato sul vissuto reale dei ragazzi. Oppure
ancora, fare una ricerca ipertestuale, consultare la rete con la
dovuta cura con la quale si tratta un testo di archivio storico, è
un “imparare ad imparare” aggiornato. O infine, capire
come evitare le
trappole dialogiche che, nel commentare, finiscono per scatenare hate
speech (odio sulla
rete, in termini linguistici, razzistici, sessuali, ecc.), è
educazione civica e sociale, è costruzione di relazioni efficaci.
Nella
scuola d’infanzia sono efficacissimi i video ancoràti,
proposti tramite L.I.M. o televisori giganti. La crossmedialità
ha infatti una rilevanza educativa che in alcuni contesti funge da
rafforzativo dal report
immediato, a
fronte di altri tipi di proposte mediative. In questo settore, anche
la realtà aumentata è una metodologia proponibile
ed efficace, valida sia per momenti videoludici, che per quelli più
propriamente formativi e multimediali, usando i visori 3D. Risultano
spazi di esperienza altrettanto valevoli, anche gli usi didattici di
radio che permettano l’ascolto di trasmissioni radiofoniche
specifiche per bambini (basta fare una ricerca su internet per
trovare molte informazioni al riguardo); e di impianti stereo in
filodiffusione che trasmettano musiche specifiche in determinati
orari, per evidenziare il passaggio da una routine
all’altra (suona una melodia, dobbiamo andare a mensa; ne suona
un’altra, dobbiamo recarci in palestra, ecc.). Molto interessante è
anche l’uso di tavolini luminosi interattivi, di robot didattici, e
di tappeti musicali interattivi. Con iPhone e Tablet è possibile,
infine, selezionando App e QRCode, rafforzare alcune proposte
tematiche didattiche, agganciandole efficacemente al momento
esperienziale del giorno, proponendo giochi di coding,
canti, filmati fotografici riepilogativi, ecc.,
anche senza la presenza della L.I.M. in aula.
Tìndara
Rasi
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